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Pane al latte con lievito madre e semi di papavero.

Pane al latte con semi di papavero con lievito madre
Un’immensa distesa verde, attraversata da stradine curve che collegano giostre e balocchi, sentieri che ben si prestano ad una corsa in bici o sui pattini. Una scelta infinita di giochi, altalene, scivoli riparati dall’ombra di alberi rigogliosi. Al centro, una vasca d’acqua popolata da graziosi pesciolini rossi offre refrigerio ai piccoli clienti del bar che, accompagnati da mamma e papà, potranno scegliere tra dolci leccornie e invitanti gelati di diversi gusti e forme.
Questa descrizione del parco Camana di Vercelli è la dimostrazione inconfutabile di come la mente sia in grado di distorcere la realtà quando riaffiorano i ricordi dell’infanzia.
L’altro giorno la mia amica Minni mi ha invitato al parco giochi: aveva promesso al suo bimbo che lo avrebbe portato sullo scivolo, così mi sono aggregata. Premetto che era una di quelle giornate di caldazza pesante, quando l’umidità invade completamente l’aria e si suda persino a star seduti sul pavimento di casa.
Entriamo ai giardini verso le 17, orario di punta: una cozzaglia di biciclette e passeggini parcheggiati all’entrata annunciano una folla di bambini scalpitanti, che tutto sommato sono ben distribuiti nella vastità del parco. Anch’io libero il mio pupo in prossimità dei cavallini a dondolo, ma lui sembra più interessato ad una partita di calcio tra bambini più grandi. Ora, si tratta sempre di infanti in età da asilo, avranno avuto non più di 5 anni, ma con un destro degno di Balotelli. Ma che dico Balotelli, dei Gemelli Derrick di Holly e Benji, con la loro catapulta infernale! Cannonate, rovesciate, cadute rovinose si susseguono di fronte allo sguardo ammirato di mio figlio che, per un caso fortuito, riesce a raggiungere la palla e goffamente cerca di afferrarla. <<Bravo amore! Ma questi bambini giocano troppo forte per te!>> E a quel punto mi si avvicina un nanetto in divisa da squadra di calcio che mi avverte con fare minaccioso: <Questa palla è mia> Non faccio in tempo a replicare che la strappa dalle mani di Leo e torna a tirare i suoi bombardoni. Il mio cucciolo mi guarda attonito e accenna un casül (broncio in dialetto, ndr) con labbro inferiore tremolante. Lo prendo per la sua manina santa, consolandolo che quelli sono bambini cattivi e non devi giocare con loro e lo porto verso una specie di trenino composto da una serie di panche messe in fila. Ci sediamo e gli faccio un po’ di versi, ciuff ciuff!, ma lui è attratto dai blade di due bambini sempre più grandi. Non chiedetemi di spiegarvi cosa sono questi blade, ma credo si tratti di una banale trottolina resa più accattivante da una forma che richiama delle lame d’acciaio, oltre che dal nome inglese e da qualche cartone animato di moda. Anche questo bambino mi fa notare che il gioco è suo, riconoscendomi come diretta responsabile dell’infante invadente, ma riesco a convincerlo a prestargli l’agognato balocco: <Per favore puoi far vedere il tuo blade al mio Leo? Lo sa che è tuo, vorrebbe solo vederlo.> Solo che Leo a quel punto lo arraffa al volo e scappa! O meglio, tenta la fuga perché lo acchiappo prontamente per il colletto della maglia e lo riporto verso il legittimo proprietario del giochino.
Minni e Nik non sono ancora arrivati e io sono già sudaticcia e scapigliata, mentre Leo è continuo bersaglio delle zanzare, ormai residenti nel parco nonostante la distesa di prato finto. Andiamo a vedere i pesciolini nella vasca, ma con mia sorpresa scopro che non ci sono più: sarà per via dell’acqua stagnante?! Mi sento una vera snob del cavolo, lontana da quei giochi di bambina che tanto mi appassionavano, e mi dirigo in zona altalene, decisa a far godere a mio figlio una giornata ai giardini come si deve. Le altalene sono nuove di zecca e a norma di sicurezza per i più piccoli… ma Leo forse è ancora troppo piccolo perché ha paura e inizia a piangere appena lo spingo un po’. Per fortuna arrivano Minni e Nik, i bimbi si salutano senza neanche picchiarsi e andiamo sullo scivolo. O almeno, Nik va sullo scivolo: Leo trascorre tutto il tempo a spingere il suo passeggino sul prato farlocco, finché finalmente Minni deve tornare a casa e io sono ben felice di seguirla, abbandonando quel ritrovo di insetti molesti e pollini in libertà.
Ecco, lo so… Sono una mamma di quelle cattive che non porteranno mai i figli ai giardini.
Così, per mettermi a posto con la coscienza, trovo la voglia di fare il pane in casa: panini al latte con semi di papavero, una ricetta presa in prestito dal blog Le idee di Carla, con solo qualche mia piccola modifica.
Pane al latte con lievito madre e semi di papavero
Ingredienti per 4 pagnotte
250 gr di lievito madre
300 gr di farina manitoba
200 gr di farina 00
50 gr di olio extra vergine di oliva
220 ml di latte intero
2 cucchiaini di sale fino
Semi di papavero q.b.
Preparazione
Sciogliere il lievito madre parte del latte tiepido (non deve essere né freddo né caldo per non interferire con l’azione del lievito madre). A parte miscelare le farine, poi aggiungerle al composto di latte e lievito insieme all’olio. Lavorate il tutto e durante l’impasto aggiungete il resto del latte fino a quando otterrete una pasta liscia e morbida. Per ultimo aggiungete il sale e i semi di papavero.
 
 
Dividete l’impasto ottenuto in 4 panini, appoggiateli sui semi di papavero facendo in modo che vi si appiccichino bene e adagiateli su una pirofila unta di olio. Coprite con un canovaccio pulito e asciutto e lasciate lievitare per circa 4 ore nel forno spento.
 
Fate cuocere per 25 minuti in forno caldo a 180 gradi: il pane al latte con lievito madre e semi di papavero è pronto.
 

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